La mostra mette in dialogo due percorsi artistici apparentemente opposti ma uniti da un’indagine comune sul tempo, sulla memoria e sulla trasformazione. Karen Bermann e Jason Vigneri-Beane propongono due visioni distinte: una intima e radicata nell’esperienza personale, l’altra proiettata verso un futuro in cui tecnologia e natura si intrecciano.
Con Bone by Jeweled Bone, Karen Bermann esplora il rapporto tra autobiografia e memoria attraverso un’installazione che contrappone le voci di un padre e di una figlia. Su due pareti opposte della galleria, le narrazioni di Fritz, esule viennese del Novecento, e di Karen, cresciuta nella New York degli anni ’60-’70, si intrecciano in un dialogo generazionale sulla fragilità e la trasformazione dell’identità. L’installazione si sviluppa come un’esperienza immersiva, parte del suo memoir The Art of Being a Stranger, in uscita nel 2025.
Jason Vigneri-Beane, con la serie Cephalon, spinge lo sguardo verso il futuro, esplorando l’interazione tra intelligenza artificiale ed ecologia sintetica. Attraverso trentatré stampe digitali, l’artista immagina un ecosistema ibrido in cui infrastrutture autonome, micro-macchine e flora criptica si combinano in scenari in continua evoluzione. Fondatore di Split Studio a Brooklyn, Vigneri-Beane utilizza strumenti di progettazione algoritmica per ridefinire il rapporto tra natura e tecnologia, suggerendo nuove possibilità di coesistenza tra umano e artificiale.
Se Bermann si muove tra materia e memoria, Vigneri-Beane opera nel digitale e nell’astrazione. Due linguaggi e prospettive differenti che si incontrano in un’unica riflessione sulla condizione umana, tra passato e futuro, radici e mutazione.