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A Common Academy

di F.D.S.
  • mercoledì, 31 agosto 2022

Organizzare un convegno dal titolo I valori del cinema nella società globale potrebbe realisticamente significare condannarsi ad una genericità sulle solite issues che da tempo imperano nei convegni: la tecnologia che deve vincere su digital divide, la sostenibilità  come vernice che ricopre  le strategie corporate, la globalizzazione come opportunità e non come punto di crisi. In realtà, il seminario organizzato dalla Mostra del Cinema con la partecipazione di Bill Kramer, CEO dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences (l’ente che organizza gli Oscar ogni anno), Alberto Barbera e Nicola Maccanico, AD Cinecittà, moderato dalla firma di «Variety» Nick Vivarelli,  ha aperto interessanti spunti di riflessione sull’attuale fase di transizione dell’industria cinematografica.

Academy sta ampliando la propria base al di fuori degli USA. Ci stiamo aprendo all’internazionalità: siamo nati nel 1927, e per decenni il nostro focus è stato Hollywood ed il cinema americano […] Grazie anche al Museo dell’Academy, che ci permette di aprirci a collaborazioni come quella con La Biennale e con Cinecittà.
Bill Kramer Amministratore Delegato Academy

Innanzitutto, un diverso posizionamento dei soggetti istituzionali all’interno di un processo di sintonie progressive che, un domani, come dice Barbera, potrebbero anche diventare forme di collaborazione reciproche. Da una parte, l’Academy si sta aprendo ad una internazionalizzazione sempre più spinta, per cui, dei circa 10.000 membri suoi, il 25% è composto da soggetti non USA. Nello stesso tempo, Biennale Cinema, al di là della favorevole convergenza propria dell’ultimo decennio di premiare film che poi avrebbero vinto l’Oscar, sta sempre più assumendo il ruolo di apripista della campagna mondiale autunnale di promozione e valorizzazione dei film papabili di premi internazionali. Il suo diverso calendario rispetto a Cannes gli attribuisce naturalmente questa mission di selezionatore della stagione autunnale, che Venezia sta interpretando con grande responsabilità e consapevolezza del ruolo.  Con autonomia e indipendenza di valutazione, senza nessuna sudditanza verso Hollywood e gli Oscar, ma come strumento per fronteggiare la concorrenza.  Ciascuno quindi sta uscendo dall’ isolamento beato che per decenni è stato l’approccio generale: la globalità si manifesta come dimensione complessa che interconnette, accorcia le distanze nella filiera logistica del valore, ridefinisce i ruoli e le azioni strategiche.