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Il ricorso della storia

Il nuovo documentario di Sergei Loznitsa ricostruisce il Processo di Kiev
di Marisa Santin
  • domenica, 4 settembre 2022

Il documentario The Kiev Trial di Sergei Loznitsa, presentato oggi Fuori Concorso al Lido, ricostruisce il “processo di Kiev”, uno dei venti processi pubblici contro criminali nazisti che si tennero in Unione Sovietica all’indomani della Seconda guerra mondiale.

Come è entrato in possesso del materiale di archivio e perché ha ritenuto urgente raccontare questo episodio ora?
Ho trovato questi filmati mentre stavo preparando un mio film precedente per il Memoriale per l’Olocausto di Babi Yar: Babij Jar. Kontekst, che è anch’esso su un processo penale simile. Sono rimasto sorpreso quando ho trovato filmati del processo, in pochi erano al corrente che esistessero! Persino gli storici che studiano e ricercano questo argomento ogni giorno non sapevano della loro esistenza. Penso che sia un momento importante per la storia dell’Ucraina e per la storia di Kiev in particolare. Ho chiesto al Memoriale di sostenere finanziariamente la produzione del film, loro sono stati d’accordo e così abbiamo potuto avviare la produzione del film.

Può essere di grande interesse per chi si appresta a guardare il suo documentario conoscere la timeline della lavorazione del film in relazione all’attacco russo contro l’Ucraina. Quando ha cominciato a lavorare su The Kiev Trial? Nella realizzazione del film ci sono state delle modifiche in corso d’opera dettate dai tragici fatti di attualità?
Ho lavorato a questo film nel corso del 2021 e l’ho completato a gennaio di quest’anno. Sappiamo tutti cos’è successo dopo. Potrei quasi dire che l’avevo previsto ma non avrei mai immaginato che sarebbe successo a questi livelli. Non avrei mai immaginato una guerra così crudele e violenta o che i russi avrebbero distrutto città e ucciso persone come fecero i tedeschi durante la Seconda guerra mondiale. Per gli ucraini questa invasione è stata un déjà-vu, solo che ora al posto della Germania – al posto dell’aggressore – c’è la Russia.

Cosa avrebbe cambiato nel suo film, se avesse saputo cosa sarebbe successo?
Nulla, non avrei cambiato nulla e il film sarebbe stato completato comunque. Le uniche cose da finire erano il mixaggio audio e il profilo colore, cose così… ma il film ha una sua logica e si è sviluppato seguendo questa logica. Molte persone hanno partecipato a questo lavoro e a questa storia e ne sono testimoni. Io mi sono messo nei panni dello storico e ho tenuto da parte ogni informazione. Ora noi guardiamo questo film e pensiamo a cosa sta accadendo nel mondo reale, attorno a noi, ed è straniante pensare che invece gli eventi risalgono a ottant’anni fa.

All’epoca i russi hanno giudicato i tedeschi. Ora sembra che saranno i russi a essere giudicati.
Il processo celebrato dopo la Seconda guerra mondiale è stato fatto nella Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, sotto legge militare ucraina e il pubblico ministero rappresentava il popolo dell’ucraina. E sì, la storia non ci insegna nulla – lo vediamo chiaramente. È provato dai fatti.
Tutti i processi celebrati in Unione Sovietica si sono conclusi con un’esecuzione pubblica dei condannati, principalmente in ragione della popolazione civile – era un messaggio rivolto a loro. Era un messaggio di vendetta, viva vendetta, ed è quanto la popolazione voleva, ma allo stesso tempo era una manifestazione del potere dello stato e delle autorità. Per me era fondamentale includere quelle scene nel film.

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Dove ha trovato il materiale d’archivio e come si sviluppa il film, stilisticamente? Penso, ad esempio, all’assenza di commenti o di musica. C’è solo materiale originale…
Il mio compito era immergere gli spettatori nell’atmosfera del tempo, farli diventare testimoni del processo, far loro vedere cosa è accaduto. Per questo non ci sono commenti o musica. E comunque uso raramente questi strumenti nei miei documentari. La storia del film segue i verbali del processo, che avevo, e i filmati sono stati montati seguendo i verbali, da cui ho cercato di non deviare mai.
L’attacco russo all’ucraina rende il vedere questo film ancora più importante. Che opinione ha dell’operato della giustizia in casi estremi come questo, con crimini contro l’umanità? Quale sarà il prossimo “processo di Kiev”?
Sì, oggi abbiamo tutti i filmati e testimonianze e opinioni del mondo, ma va detto che ci sono professionisti, investigatori, pubblici ministeri, criminologi, la cui professione e il cui compito è di raccogliere le prove e stabilire i fatti. In Ucraina questo lavoro è già cominciato. Ci sono squadre di investigatori e ricercatori che raccolgono fatti e prove di crimini contro l’umanità e crimini di guerra, e stanno già preparando il materiale per il processo che verrà. Io stesso sto raccogliendo materiale e sviluppando un lavoro su queste stesse ricerche. Il mio prossimo film sarà su questo, se sarà possibile condurre un processo e avere giustizia, investigare e processare e condannare questi criminali. Voglio capire dov’è la giustizia e quali sono i suoi limiti.
Prenda un altro esempio, il volo MH17, l’aereo malese che è stato abbattuto. È stata una tragedia e molti civili sono morti. È accaduto nel 2014, otto anni fa. Otto anni sono passati e per quanto riguarda la giustizia non è stato ottenuto granché. Non è solo una questione legale ma politica. Una questione di volontà politica. Siamo certi che il risultato dei futuri processi dipenderanno dal risultato della guerra stessa. Per fare un parallelo, è solo quando la Germania si ritirò dall’Unione Sovietica e tutti i territori furono ripresi che i processi poterono celebrarsi negli anni quaranta. E poi c’è un elemento di propaganda in questi processi. È noto che l’intenzione di Stalin era di addossare ai tedeschi la colpa di tutti i crimini commessi nei territori occupati, e assolvere le autorità sovietiche di ogni responsabilità avuta all’inizio della Seconda guerra mondiale e di altre atrocità commesse durante la stessa. Anche se nei processi ci furono testimonianze – che sono documenti storici preziosissimi, intendiamoci – gli stessi processi non si confanno all’idea, chiamiamola occidentale, dello stato di diritto. Gli accusati avevano avvocati, naturalmente, ma tutto il processo, il modo di condurlo, seguiva un copione e il risultato era stabilito all’inizio. La presunzione di innocenza era un concetto sconosciuto. Certamente ci sono questioni ancora aperte su come sono stati condotti, ma ciò non toglie che il materiale che vedremo è di primaria importanza.

Nel suo discorso finale, il procuratore militare Alexander Cheptsov dice: “Giuriamo di fare tutto il possibile perché questa tragedia non si ripeta”. A quanto pare la storia non ci insegna nulla, ma la memoria forse sì. Cosa può dirci del Memoriale dell’Olocausto di Babi Yar?
Ho lavorato molto col Memoriale dell’Olocausto di Babi Yar a Kiev, per loro ho fatto due film: Babij Jar. Kontekst e l’ultimo, The Kiev Trial. Purtroppo, al momento il Memoriale è chiuso a causa della guerra. L’unica attività aperta è l’assistenza a rifugiati e civili. Anche il memoriale ha iniziato un’indagine sui crimini contro l’umanità commessi dai russi in ucraina. A seconda di come finirà la guerra, vedremo se sarà possibile per loro riprendere l’attività e magari espandersi.