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Bobi & Barbie

Christopher Sharp e Moses Bwayo portano a Venezia il rapper/politico ugandese
di Silvia Baldereschi
  • giovedì, 1 settembre 2022

Quello che il presidente Barbera ha definito un documentario fortissimo ed incredibile. Presentato nella sezione Fuori Concorso, Bobi Wine Ghetto President di Christopher Sharp e Moses Bwayo porta a Venezia la storia del rapper e politico che ha sfidato la dittatura trentennale dell’Uganda iniziando una rivoluzione che ha diffuso una ventata di ottimismo per il futuro della nazione e del resto delle popolazioni africane oppresse dai governi autocratici.

Come è nata la vostra collaborazione? Perché è importante raccontare la stroria di Bobi Wine?
CS_Quando ho incontrato Bobi e Barbie per la prima volta, nel 2017, ero già un devoto della musica di Bobi. Ero anche molto affezionato all’Uganda e al suo popolo essendo nato in questo paese, così come mio padre, e avendo trascorso parte della mia infanzia qui. Purtroppo ero a conoscenza della dittatura in cui è caduta l’Uganda, anche se il governo non ammette la soppressione della democrazia, mandando avanti campagne elettorali fittizie.
Non ho mai conosciuto una coppia come Bobi e Barbie. Erano amichevoli, articolati ed affascinanti, ma soprattutto erano coraggiosi. Durante il nostro primo incontro Bobi mi raccontò della sua visione dell’Uganda. Mi spiegò della profonda spietatezza del governo e dei rischi che si corrono opponendosi a Museveni. Mi disse che il governo lavora solo per sé stesso e che la maggior parte della popolazione vive alla giornata senza un’adeguata assistenza medica o accesso all’educazione.
Bobi è cresciuto nel ghetto, per questo ne capisce le sfide, è riuscito a tirarsi fuori dalla povertà grazie al suo fascino e alla sua musica ed ha comunque scelto di rischiare tutto per la causa in cui credeva. La sua vita era già di per sé una sinossi pronta per la realizzazione di un film, per questo l’idea di farci un documentario ci è venuta spontanea.
In molte occasioni durante gli anni successivi gli ho chiesto se avesse paura, mi rispondeva di essere completamente pietrificato e con un sorriso mi diceva “non possiamo tornare indietro”.
Bobi e Barbie ci hanno dato accesso completo alle loro vite, la macchina da presa riprendeva in continuazione. Questa storia ha bisogno di essere ascoltata, non solo in Africa ma soprattutto deve essere ascoltata nel nord, più sviluppato.  La dittatura paralizza molti paesi africani, e sono proprio queste dittature che bloccano lo sviluppo di queste nazioni. Se c’è un governatore che lavora solo per i suoi interessi come fa un paese a progredire? Mi chiedo come potremmo prosperare sotto regimi così egoisti e autarchici, retti da politici che stanno al potere da oltre 35 anni.
È cruciale che il pubblico occidentale capisca che non dobbiamo supportare questi regimi. quando una persona come Bobi rischia la vita per difendere i valori che professiamo di avere così cari in occidente, dovremmo stare dalla sua parte.
Le democrazie mondiali hanno spesso deluso coloro che lottano contro le autocrazie. Spero vivamente che l’industria dell’intrattenimento, in particolare i network con maggior seguito, decidano di dar spazio a storie come queste. Devono dare a persone come Bobi una piattaforma.
Bobi e Barbie sono inoltre degli eroi in Africa dando speranza a milioni di persone in tutto il continente.

MB_La collaborazione con Bobi Wine è iniziata dopo che Christopher ha incontrato Bobi; io ho incontrato Chris dopo che aveva già deciso di realizzare questo film. Seguivo la musica e la carriera politica di Bobi da tempo, aveva appena ottenuto una vittoria schiacciante alle elezioni preliminari del 2017 a rappresentare il suo collegio elettorale.  Il seguito maggiore della musica di Bobi era rappresentato dai giovani e da persone meno privilegiate, che costituiscono la maggior parte della popolazione ugandese. Quando Bobi è entrato nell’arena politica è diventato un leader per questa porzione della popolazione largamente alienata dalla partecipazione politica. Quando Chris mi ha contattato è stato subito chiaro che si trattava di una storia che valeva la pena di raccontare e che prendere parte alla realizzazione del documentario rappresentava una grande opportunità.  La storia di Bobi è la storia dell’Uganda, attraverso la vita di Bobi vediamo una storia di trasformazione personale è passato da essere un abitante dalle baraccopoli di Kamwokya a Kampala in Uganda, a un artista afro-beat che si è fatto da solo la cui musica è cresciuta al punto di diventare un simbolo della rivoluzione in Uganda. Attraverso la sua esperienza vediamo la lotta ugandese per l’ottenimento di un governo democratico di uno stato di diritto.

 

BOBI WINE GHETTO PRESIDENT

Bobi Wine è il nome d’arte di Robert Kyagulanyi Ssentamu, noto rapper Ugandese che dal 2017 ha iniziato a farsi strada nella politica del suo paese per dar voce agli abitanti...

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Le Nazioni Unite che si sono rifiutate di assistere alle ultime elezioni in Uganda per la completa mancanza di garanzie, la facilità con cui si può essere arrestati dal regime,  il soggetto protagonista considerato un nemico ufficiale del governo: la realizzazione di questo film sembra essere un’impresa coraggiosa. Non avete mai dubitato della vostra scelta? Ci sono stati momenti in cui vi siete sentiti in pericolo e avete pensato di interrompere?
CS_Moses è stato particolarmente coraggioso. Spesso è stato in prima linea, dove si è più vulnerabili. Era pericoloso. Non abbiamo mai pensato di mollare quando Bobi, Barbie e le persone intorno a loro stavano rischiando la vita. Era essenziale raccontare questa storia. Una delle citazioni preferite di Bobi è “alcune cause sono così nobili, che anche solo decidendo di provarci si ha successo”.

MB_ Quando ho cominciato a lavorare a questo progetto si trattava solo di filmmaking, ma con il passare del tempo ho capito di essere parte di qualcosa di più grande di quanto pensassi inizialmente. Era combattere lo status quo; era andare contro la normalità, era esporre il regime dittatoriale del governo del presidente Museveni. Durante la realizzazione del film ho capito che come documentaristi eravamo fortunati ad essere presenti in questo momento e di avere accesso ad opportunità incredibili grazie a Bobi. Ovviamente questo è stato rischioso per la nostra sicurezza personale ma a darmi la forza di andare avanti è stata questa storia e l’opportunità che abbiamo avuto di essere lì per raccontarla, nonostante il prezzo personale da pagare. Mi hanno sparato in faccia, sono stato arrestato e incarcerato diverse volte anche durante la realizzazione del film. In alcune di queste occasioni il materiale da ripresa è stato confiscato, danneggiato e a volte perso definitivamente. Sono stato messo sotto processo innumerevoli volte. Ma dato che ho preso la decisione di raccontare questa realtà ed essere parte di questo momento storico, ho deciso di mandare avanti il progetto a prescindere, perché a volte per cambiare davvero o per essere parte del cambiamento bisogna fare dei sacrifici, la sicurezza è stata uno di questi.

Pensate che il documentario  verrà distribuito in Uganda o è destinato alla sola distribuzione? Che reazione vi aspettate dal pubblico? E dal regime?
CS_ Il documentario non avrà l’autorizzazione per essere trasmesso in Uganda. La maggior parte degli ugandesi apprezzerà il mio film, ne sono sicuro. Il regime lo condannerà.

MB_ Se questo film fosse rilasciato in Uganda, il cinema che lo proietta sarebbe chiuso e non opererebbe mai più, il proprietario o manager di quel cinema verrebbero arrestati immediatamente, incarcerati e accusati di tradimento e istigazione alla violenza. È un film importante tanto per l’audience internazionale quanto per quella ugandese; la mia speranza è che se grazie alla tecnologia questo film arrivasse alla visione degli ugandesi il nostro popolo sarebbe più sicuro nella lotta per la libertà e lo stato di diritto. Gli ugandesi sono tra i popoli più resilienti al mondo, hanno affrontato il governo di Idd Amin, i regimi di Obote I e Obote II e i successivi colpi di stato della metà e del tardo Novecento. Oggi gli ugandesi stanno affrontando l’autocrazia di Museveni che è al potere da circa 36 anni. Questo film è un documento che rimarrà per testimoniare al mondo e all’Uganda le azioni dei giovani coraggiosi che hanno osato sognare di cambiare la loro vita.