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Testimoni silenziosi

M9 - Museo del Novecento: la storia d'Italia narrata dagli Alberi
di Redazione VeNews

Fino al 10 agosto, all’M9 – Museo del ‘900 di Mestre, la mostra Alberi! 30 frammenti di storia d’Italia è un viaggio inedito tra storia, ecologia, tradizioni, paesaggio e leggende all’ombra e sotto lo sguardo di alberi, testimoni silenziosi, che accompagnano nei grandi eventi come nella vita di tutti i giorni.

M9 – Museo del ‘900 ha imboccato la strada maestra e come al solito lo ha fatto a modo suo, offrendoci una strada alberata, bellissima, che rovescia i parametri della storia e allarga la prospettiva. È possibile raccontare la storia d’Italia attraverso i suoi alberi? Una mostra e uno stupendo volume edito da Marsilio Arte, curati entrambi da l’architetto e paesaggista Annalisa Metta, l’arboricoltore Giovanni Morelli e il divulgatore Daniele Zovi, con i magnifici disegni realizzati appositamente da Guido Scarabottolo, uno dei più noti illustratori italiani, offrono una magnifica risposta. Alberi! 30 frammenti di storia d’Italia è un inedito viaggio tra storia, ecologia, tradizioni, paesaggio e leggende all’ombra e sotto lo sguardo di alberi, testimoni silenziosi, che accompagnano nei grandi eventi come nella vita di tutti i giorni.


Alberi che vivono per secoli, talvolta millenni, facendo da cerniera tra passato, presente e futuro degli abitanti di città e villaggi. Alberi che sono la nostra autobiografia, ma anche parte del polmone della terra, che sanno rigenerarsi e sono un esempio per tutti noi. Sedentari osservatori che con il passare del tempo, seppur immobili, si costruiscono presente e futuro ‘mangiando’ ostacoli e trasformando il paesaggio dove hanno messo radici. «Sono alberi che ci raccontano di viaggi e di esotismo, di esplorazioni, di commerci – osserva Michelangela Di Giacomo, curatrice di M9 –, alberi che ci parlano di progetti politici, di Risorgimento, di piccole patrie e di sogni imperiali, di miracoli economici e di inquieti modernismi. Alberi che ci riportano l’eco lontana di santi e briganti, di partigiani e di stregoni, di mestieri scomparsi e di mani antiche e sapienti. Alberi che ci parlano di noi, come italiani, di chi eravamo e di chi siamo diventati e che, a ben vedere, potrebbero aprirci qualche spiraglio su che cosa vorremo diventare e sul Paese che vorremmo abitare».


Dallo smisurato Ficus di Palermo al “Fico a testa in giù” del Tempio di Mercurio di Baia; dal Platano di Marengo piantato da Napoleone all’unica sequoia sopravvissuta all’onda del Vajont, fino all’Albero Finto Botanicamente Corretto, simbolo non più solo del Natale nei salotti degli anni Cinquanta, ma spettatore degli spazi pubblici che abitiamo. Alberi monumentali e grandi patriarchi che popolano le nostre colline e le nostre montagne da secoli.
«Le vite di questi esemplari – dichiara Giovanni Morelli – finiscono per contenere quelle di molti uomini, espressione ultima della convivenza di lungo periodo tra ogni albero monumentale e la comunità che lo ospita. Così, al di là del suo indiscutibile fascino biologico, l’albero monumentale è tale quando cessa di essere un albero per diventare simbolo, narrazione e testimonianza. Non può esistere albero monumentale senza memoria e senza contesto».
Trenta storie a cui si aggiunge la trentunesima a firma di Daniele Zovi, dedicata ai faggi dalla foresta del Cansiglio. Uno di questi esemplari, abbattuto dalla famigerata tempesta Vaia, ha trovato nuova vita grazie all’opera dell’artista Aron Demetz che ne ha ricavato la scultura Senza titolo (2020), dove le forme di due innamorati sembrano voler far continuare la vita oltre il tempo presente. Alberi! mostra il valore testimoniale di questi custodi della natura e dei nostri paesi, oltre che delle nostre vite, in una relazione emotiva che questi esseri viventi instaurano silenti con le persone.

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