Sotto lo stesso cielo

Aspettando la notte famosissima...
di Fabio Marzari

Tra le calli, in ogni campo, il Redentore anima la città e illumina a giorno il Bacino di San Marco con i suoi fuochi d’artificio.

Non si sfugge al Redentore, inteso come l’appuntamento di mezza estate a Venezia, un momento inevitabile nella scansione del calendario cittadino, di cui però nessuno si lamenta, anzi viene atteso dai più con trepidazione. Della notte dei foghi si è scritto la qualunque, ogni volta è una sfida per trovare le parole adatte a raccontare un momento di gioia collettiva, che va partecipato più che descritto. La festa del Redentore è famosa ben oltre i confini della Laguna e in questa occasione i molti detrattori di Venezia, che numerosi vivono in Veneto e che d’abitudine reputano la città lagunare un onere più che un onore, per una volta gioiosamente convenuti ad ammassarsi nelle rive a portata di spettacolo, apostrofano felici con esclamazioni afferenti alle divinità in generale ogni bagliore che appare a rischiarare la notte.

Ricordo ancora con nostalgia prima dea festa del Redentor che a casa preparava, con euforia, paste e fasioi, peperonata e saor…

Capita sempre con le feste che nascono a carattere religioso, si finisce col marginalizzare il significato originario della celebrazione per esaltarne la spettacolarizzazione e trattandosi del bacino di San Marco, illuminato da centinaia di fuochi colorati che fanno brillare il cielo in una notte di luglio come tante stelle che esplodono in una sequenza ritmata che cresce di pari passo con lo stupore delle migliaia di occhi all’insù, non può che costituire una fortissima esaltazione della bellezza e della pazzia di una città unica, che regge il suo destino sulla forza della sua stessa fragilità. Il ponte votivo che collega le Zattere alla chiesa palladiana del Redentore crea una circolarità di movimento che regala l’ebbrezza di camminare sulle acque, togliendo per qualche ora alla Giudecca la sua identità di isola. Un miracolo laico che si compie a Venezia ogni anno, quando la bellezza riesce ad unire molti sotto lo stesso coloratissimo cielo.

PIATTI DELLA FESTA

Sarde in saor
Sardine fritte e cipolla passata in padella con dell’aceto bianco con aggiunte anche l’uva passa e i pinoli. Il piatto viene assemblato in una pirofila, uno strato di sardine, uno di cipolla e così via, e lasciato riposare in frigo per alcuni giorni. La ricetta pare risalga ai primi anni del 1300 e che sia nata dalla necessità dei marinai di conservare più a lungo il pesce. Il mix di cipolle e aceto permetteva al pesce di durare molto a lungo.

Bigoi in salsa
La ricetta ha radici molto antiche, alcuni la fanno risalire addirittura all’epoca di Marco Polo e rappresenta un piatto povero, ma molto ricco di sapore, un classico della cucina veneziana e veneta. Un tipo di pasta fatta in casa, la tradizione vorrebbe i bigoi di Bassano – in extremis si possono usare anche gli spaghetti –, condita con una salsa di acciughe e cipolla. Da servire rigorosamente senza parmigiano e, se avanzano, sono ancor più buoni freddi il giorno dopo.

Pasta e fasioi
Si possono utilizzare varie tipologie di pasta, anche se tradizione vorrebbe la “tiracca trevigiana”, i ditalini o il riso; i fagioli possono essere interi, macinati o mezzi e mezzi, dipende se si preferisce un piatto più o meno asciutto. Ottimi se serviti tiepidi, ma anche freddi sempre con un giro d’olio versato a filo. La tradizione prescrive una regola fondamentale: la provenienza dei fagioli, rigorosamente di Lamon, nel feltrino, a 600 metri di quota.

 

La “notte famosissima”, come la chiamano i veneziani, è parte integrante del costume popolare, un’occasione in cui la ci...