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Nuovomondo

Cecilia Alemani presenta "Il latte dei sogni", la 'sua' 59. Biennale Arte
di Mariachiara Marzari

La 59. Esposizione Internazionale d’Arte apre al pubblico sabato 23 aprile: in mostra 213 artiste e artisti provenienti da 58 Nazioni, di cui 26 italiani, 180 prime partecipazioni nella Mostra Internazionale, 1433 opere esposte, 80 nuove produzioni.

C’è una scena nel film di Emanuele Crialese Nuovomondo (2006) in cui i protagonisti vestiti di tutto punto si trovano immersi in un mare bianco, un mare di latte che li avvolge fino al collo, lasciando libere solo le loro facce stupite ma contente. Questa immagine mi è tornata in mente, fissandosi come una sensazione fisica e mentale, quando nella Sala delle Colonne a Ca’ Giustinian, sede della Biennale di Venezia, stavo ascoltando l’incontenibile energia profusa dalle parole e dai gesti di Cecilia Alemani, curatrice della 59. Mostra Internazionale d’Arte dal titolo Il latte dei sogni tratto dal libro di favole di Leonora Carrington (1917–2011), in cui l’artista surrealista descrive un mondo magico nel quale la vita viene costantemente reinventata attraverso il prisma dell’immaginazione e nel quale è concesso cambiare, trasformarsi, diventare altri da sé. Ecco, Il latte dei sogni è stato un risveglio atteso, dolcissimo, e al contempo energizzante dal torpore dell’attesa di questi due anni: Biennale Arte ci sarà, aprirà il 22 aprile (dal 19 le vernici) e con essa innumerevoli altre incredibili mostre ‘occuperanno’ Venezia.

Il latte dei sogni descrive un mondo magico nel quale la vita è costantemente reinventata attraverso il prisma dell’immaginazione e nel quale è concesso cambiare, trasformarsi, diventare altri da sé

Cecilia Alemani ha dato la scossa, ha raccontato punto per punto la sua Biennale, avvolgente proprio come un bicchiere di latte caldo prima di andare a letto, dicendo molto ma solo per lasciare alla nostra immaginazione la possibilità di volare tra le parole e le immagini, per prepararci a un viaggio che si sta definendo meraviglioso, sospeso tra passato (le tracce dei Maestri dall’Ottocento al Contemporaneo saranno capsule spazio-temporali in cui immergersi), il presente dell’inquietudine e dell’incertezza e il futuro, che viene immaginato alla Blade Runner (eccoci ancora con una citazione cinematografica), dove il corpo è un veicolo in trasformazione per la mente. La sua idea di mostra in effetti ha scatenato negli artisti un processo di metamorfosi, una consapevolezza da manifestare, un immaginario che definisce i corpi e le menti, traghettandoci verso il futuro.


La mostra nasce infatti dalle numerose conversazioni intercorse tra la curatrice e molte artiste e artisti in questi ultimi mesi. Da questi dialoghi sono emerse con insistenza molte domande che evocano non solo questo preciso momento storico, in cui la sopravvivenza stessa dell’umanità è minacciata, ma riassumono anche molte altre questioni che hanno dominato le scienze, le arti e i miti del nostro tempo. Come sta cambiando la definizione di umano? Quali sono le differenze che separano il vegetale, l’animale, l’umano e il non-umano? Quali sono le nostre responsabilità nei confronti dei nostri simili, delle altre forme di vita e del Pianeta che abitiamo? E come sarebbe la vita senza di noi? Le risposte saranno offerte da 213 artiste e artisti provenienti da 58 Nazioni, di cui 26 italiani, 180 prime partecipazioni nella Mostra Internazionale, 1433 opere e oggetti esposti, 80 nuove produzioni.
Il ricorso alle suggestioni surrealiste non è una cartina di tornasole, ma è più un manifesto; espressione dell’analisi lucida dell’Alemani della radice stessa del suo manifestarsi, quei tempi indecifrabili che offrono l’occasione per guardarsi alle spalle e dentro noi stessi per ridisegnare il “Nuovomondo” o, per essere più puntuali, per immergersi nel “re-incantesimo del mondo”, condividendo la filosofa femminista di Silvia Federici, mescolando saperi indigeni e mitologie individuali, in modi non dissimili da quelli immaginati da Leonora Carrington.

Immagine in evidenza: Nuovomondo, Emanuele Crialese (2006)

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Intervista a Cecilia Alemani, curatrice della 59. Esposizione Internazionale d'Arte