Curata da Caroline Bourgeois e James Lingwood, inaugura il 6 aprile a Palazzo Grassi la prima grande mostra monografica italiana dedicata all’artista franco-italiana Tatiana Trouvé.
Palazzo Grassi apre le sue porte a Tatiana Trouvé con la prima grande mostra monografica italiana dedicata all’artista franco-italiana. Curata da Caroline Bourgeois e James Lingwood, ex curatore di Artangel, la mostra, che inaugura il 6 aprile, si inserisce nell’ambizioso programma carte blanche: un progetto espositivo che permette agli artisti contemporanei di reinterpretare in assoluta libertà gli spazi del maestoso edificio settecentesco affacciato sul Canal Grande. Il titolo dell’esposizione, La strana vita delle cose, è già una chiave di lettura dell’universo artistico di Tatiana Trouvé, in cui la materia pare vibrare di un’esistenza propria, sospesa tra memoria, sogno e realtà. Le sculture, i disegni monumentali e le installazioni immersive, molte create espressamente per la mostra, compongono una dimensione originale ed evocativa, in cui gli oggetti si caricano di significati inaspettati, sfidando le convenzioni percettive dello spettatore.
Al centro della ricerca di Trouvé vi è una profonda riflessione sulla relazione tra spazio e tempo. L’artista lavora con una varietà di materiali – dal marmo al bronzo, dal legno alla carta – trasformando elementi quotidiani in presenze enigmatiche. Nelle sue opere prevale un senso di attesa. La storia personale, i sogni e le aspettative compongono il suo fare artistico, che tramite tecniche e materiali confonde lo spettatore, lasciandolo stupito e incredulo davanti a cuscini di marmo, tronchi d’albero fusi in bronzo, frammenti architettonici fluttuanti che si mescolano a oggetti reali, dando vita a scenari in cui il confine tra naturale e artificiale si fa labile.
Nata a Cosenza nel 1968, Tatiana Trouvé ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza in Senegal prima di stabilirsi in Francia. La sua opera è attraversata da una costante tensione tra dimensione intima e riflessione collettiva, tra vissuto personale e immaginario condiviso. Le sue installazioni evocano luoghi della memoria, spazi ibridi in cui il tempo sembra dilatarsi, creando atmosfere al limite dell’onirico.
La monografica a Palazzo Grassi rappresenta una rara occasione per immergersi nell’estetica raffinata e stratificata di un’artista che ha saputo ridefinire il linguaggio della scultura e dell’installazione contemporanea. Il visitatore è chiamato a perdersi in un labirinto di forme e materiali, dove ogni oggetto è carico di una storia invisibile, rivelando la “strana vita” che le cose possono assumere quando vengono trasfigurate dall’arte.