Il cuore e l’astuzia

Rimas Tuminas porta in scena Goldoni al Teatro Malibran
di Loris Casadei

Si conclude (in trasferta) al Teatro Malibran la stagione del Teatro Goldoni con la messa in scena di Un curioso accidente, commedia scritta dal commediografo di cui il Teatro porta il nome, ora portata in scena da Rimas Tuminas in una nuova produzione firmata Teatro Stabile del Veneto.

Un curioso accidente del 1760 è una delle commedie scritte da Carlo Goldoni prima della partenza per Parigi. Non ha mai goduto di grande fortuna ai suoi tempi, vuoi per l’ambientazione insolita, l’Olanda, vuoi per la concomitante Trilogia della villeggiatura.
Il critico Paolo Bosisio vi vede una «analisi impietosa della società borghese di allora». Eppure è una delle sue opere più tradotte e presenta vari elementi di novità, primo fra tutti la presenza di una giovane donna intelligente e intraprendente in un ruolo da protagonista.
L’avvio è con una classica strizzata d’occhio al pubblico: Marianna, la cameriera, entra e chiede al servitore del giovane tenente se può dargli il buongiorno; questi risponde con malvezzo maschile: «Sì, amabile Marianna, da voi mi è caro il buon giorno, ma mi sarebbe più cara la buona notte». La trama è una classica rappresentazione di equivoci, di amori incrociati non sempre corrisposti, di giovani e anziani, ma la Commedia dell’arte non trova posto in un ambiente di sentimenti, aspirazioni e piccolezze tipicamente borghesi. Per la verità un elemento tradizionale è molto ben presente, il multiplo matrimonio finale, che tanto piaceva al pubblico di allora. Un giovane e avvenente tenente francese Monsieur de la Cotterie, ferito in guerra, è ospite di Filiberto, ricco mercante. È innamorato, ricambiato, di sua figlia Giannina. Per stornare i sospetti, Giannina racconta al padre che il giovane tenente è innamorato di Costanza, figlia di un ricco finanziere. A sua volta Costanza è convinta che de la Cotterie sia veramente invaghito di lei. Gli equivoci si moltiplicano vorticosamente, ma il finale per i giovani innamorati, padroni e servi, è a buon fine.

L’attuale messa in scena è una nuova produzione del Teatro Stabile del Veneto, sempre più attivo nel produrre teatro nel suo quattrocentesimo anno di vita. La regia è stata affidata ad un personaggio scomodo e dibattuto, Rimas Tuminas. Nato in Lituania, con un Conservatorio musicale alle spalle, è stato direttore dello State Academic Theatre of Lituania a Vilnius dal 1994 al 1998. Di quel periodo Edipo re di Sofocle e Riccardo III di Shakespeare sono le sue creazioni più celebri. Dal 2007 è invece direttore artistico del Vakhtangov Theatre di Mosca, che ha saputo portare a nuovi fasti dopo un periodo di declino. È molto conosciuto in Italia grazie a una costante rappresentazione delle sue opere, da Edipo a Colono nel 2019 fino all’ultimo Spettri di Ibsen, che abbiamo visto al Teatro Goldoni nel febbraio 2022.
Proprio Spettri ha suscitato reazioni contrastanti, sia per i tagli al testo sia per una certa sobrietà nella rappresentazione e per i tempi di pausa nella recitazione. Ma prevalenti sono stati i commenti positivi, che hanno apprezzato il minimalismo della messa in scena e la cura dei dettagli. Anche in Russia dove Tuminas ha in cartellone al Bolshoi dal 2018 La Dama di picche di Ciajkovskij, basato sull’omonimo racconto di Puskin (sfida peraltro difficilissima dopo le longeve performance di Leonid Baratov e le riprese di Boris Pokrovsky durate 59 anni) l’ambiente scenico è minimalista: mura grigie, tavoli, sedie, grigi colonnati. Sembra quasi che il regista abbia voluto ritirarsi di fronte alla grandezza di Ciajkovskij lasciando spazio a una messa in scena di pura ordinarietà, dove a sorprendere devono essere musicisti e cantanti. Ne parlano entusiasti i suoi attori: Serghej Makovezkij, che personalmente stimo molto, durante le riprese di Zio Vanja sosteneva che mai aveva trovato un intellettuale che sapesse così profondamente comprendere i classici russi e capace al contempo, vestiti i panni di regista, di mirabilmente restituire la giusta battuta agli attori per rendere al meglio l’atmosfera voluta dall’autore.
Ma ora si presenta una sfida difficile, la ripresa di Un curioso accidente, soprattutto quando proposto a un pubblico veneziano, abituato a frizzi, arguzie e ai tempi veloci di Goldoni.

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