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La cura alternativa

Alla Kioene Arena arrivano i Cure
di Sergio Collavini

Robert Smith e soci il 3 novembre a Padova per un concerto sold out, tra brani cult della scena post rock e attesissimi inediti.

Nel momento in cui scrivo, il nuovo album dei The Cure annunciato a maggio non è ancora uscito. Si parla di ottobre e quindi è probabile, ma non sicuro, che il 3 novembre chi come me si recherà alla Kioene Arena di Padova possa sentire live le nuove canzoni di Songs of a Lost World. Sarà il quattordicesimo album in studio, come quattordici sono gli anni già passati dal tredicesimo (4:13 Dream, appunto del 2008); nel mezzo, edizioni de luxe (l’ultima a luglio in occasione dei trent’anni di Wish), ristampe e fuffa varia. Ora Robert Smith ha deciso che a 63 anni il ragazzo immaginario aveva ancora qualcosa da dire. Racconta che sarà un album “martellante” o “percussivo”, dipende da come si voglia tradurre “hammering”, ma insomma il senso è quello, dal quale non verrà estratto nessun singolo. Più vicino a Disintegration che all’ultimo, aggiunge, e che in realtà gli album, già belli che scritti dal 2019, sono addirittura due, ma il Covid ha complicato le cose. Massime icone dei dark boys da sempre, in una connotazione che tuttavia fa loro difetto, almeno per quanto riguarda il lato musicale, visto che il look invece rimane forse la più riconoscibile immagine del post punk. Il ragazzo di provincia che arrivava dal Sussex, con i capelli sparati, l’eyeliner e il rossetto sbavato, musicalmente è sempre stato capace di variare giocando col pop e le classifiche, precipitando in atmosfere oniriche, a tratti dandy, spesso decadenti, flirtando col rock e la new wave, esplorando e creando, riuscendo ad essere sempre assolutamente riconoscibile come una sorta di Bowie uscito a festeggiare per Halloween.

Lunatico e umorale finché si vuole, ma con una capacità di mettere giù canzoni con una coerenza vecchio stile che lo ha sostenuto per gran parte della carriera. Anche quando non ha sfornato capolavori come Disintegration o Pornography, ha saputo mantenere la barra ben dritta come nell’ultimo 4:13 Dream. Quattordici anni senza produrre nulla però sono tanti, pure se vai a letto presto. Ma è anche un tempo sufficientemente lungo per ritrovare la voglia di scrivere e rimandare così al mittente l’accusa di essere ormai una live band alla Stones. Sul palco dovrebbe esserci al suo fianco anche Simon Gallup, entrato nella band nel 1979 e poi uscito, rientrato, uscito di nuovo (in un balletto che ancora continua…); senza il suo basso plettro/flanger portato quasi ad altezza ginocchia, alla Paul Simonon, qualcosa mancherebbe, eccome! Pare che la durata del concerto sarà intorno alle due ore, due ore e mezza, e non le solite tre e oltre del passato, quando rivaleggiavano con Springsteen (dieci anni fa a Città del Messico mancarono di battere il record di durata del Boss di 4 ore e 6 minuti, chiudendo corti di 3’). Ovviamente la scaletta includerà diversi pezzi dal disco nuovo, ma sul resto nulla si sa; tocca aspettare la prima data del tour il 6 ottobre a Riga per saperne di più. L’ultima volta in Italia fu nel 2019 per la chiusura di Firenze Rocks, quando regalarono ai presenti una set list di una trentina di pezzi, non tralasciando quasi nessuno dei vecchi successi. Era giugno, di pandemia e operazioni militari speciali non sapevamo niente…: speriamo sia un nuovo, buon auspicio!