Lezioni di storia americana

Palazzo Grassi e l’origine dell’estetica contemporanea
di Redazione VeNews

CHRONORAMA a Palazzo Grassi riunisce oltre quattrocento opere, un giacimento di veri tesori fotografici del Ventesimo secolo, capolavori provenienti dagli archivi di Condé Nast, in parte recentemente acquisiti dalla Pinault Collection.

«Genio e coraggio, le parole che evocano per me queste fotografie. Una selezione che è anche una lezione di storia, raccontata in una serie di scatti che ripercorrono quasi un secolo intero attraverso le raffigurazioni di persone, luoghi, mode, cultura e arte. Ogni fotografia è dunque un atto giornalistico». Così Anna Wintour, direttrice di «Vogue America», ha commentato la mostra Chronorama. Tesori fotografici del 20° secolo, visitando Palazzo Grassi in occasione dell’inaugurazione della prima grande mostra dedicata ai capolavori provenienti dagli archivi di Condé Nast, in parte recentemente acquisiti dalla Pinault Collection. Il curatore, Matthieu Humery è entrato letteralmente in questi archivi, immensi giacimenti, uscendo con una selezione di oltre quattrocento incredibili opere che riportano in vita il Novecento attraverso eventi, fenomeni sociali e personalità illustri che lo hanno segnato. Frammenti di passato che offrono un saggio sociologico visivo che racconta in modo incalzante – le fotografie invadono letteralmente lo spazio espositivo – l’evoluzione del gusto e dell’estetica, nonché la nascita, l’affermazione e la trasformazione della fotografia come linguaggio di comunicazione di massa prima dell’avvento della cultura digitale.

Franco Rubartelli, Veruschka, head-to-head with a cheetah, 1967, Vogue © Condé Nast

Quindi ritratti, non selfie, reportage, non stories, sono stati realizzati da alcuni tra i più grandi talenti della loro generazione – dagli anni Dieci fino agli albori degli anni Ottanta –, artisti che hanno definito l’estetica fotografica del tempo attraverso la pubblicazione del proprio lavoro sulle riviste edite da Condé Nast, uno dei più grandi gruppi editoriali internazionali, che riunisce oggi 25 testate, tra cui le più emblematiche e storiche sono «Vogue», «Vanity Fair», «House & Garden», «Mademoiselle» e «The New Yorker». Tutto ebbe inizio nel 1909, quando il giovane e ambizioso editore Condé Montrose Nast acquistò un settimanale “mondano” dalla modesta tiratura intitolato «Vogue», fondato nel 1892 e semi-abbandonato dopo la morte del suo creatore Arthur Baldwin Turnure. Ben presto Condé Nast trasformò «Vogue» in una pubblicazione rivolta a una clientela d’élite – o aspirante tale – che, come la storia ha dimostrato, sarebbe divenuta la rivista di moda più famosa e influente del mondo.
In mostra le immagini sono proposte fuori dal loro contesto editoriale. Infatti, pur senza negarne l’origine, Chronorama non ha lo scopo di presentarle come illustrazioni di riviste, anzi propone una storia del Novecento filtrata dalla lente di oltre 185 fotografi e artisti, dai più illustri, come Adolf de Meyer, Margaret Bourke-White, Edward Steichen, Berenice Abbott, George Hoyningen-Huene, Horst P. Horst, Lee Miller, Diane Arbus, André Kertész, Irving Penn, Cecil Beaton o Helmut Newton, tra i fotografi, Eduardo Garcia Benito, Helen Dryden e George Wolfe Plank, tra gli illustratori, ad altri sconosciuti al grande pubblico.

Jean Howard, Marlon Brando, 1951, Vogue © Condé Nast

Ai ritratti delle icone dello spettacolo e delle grandi personalità del Secolo si mescolano fotografie di moda, fotoreportage, scatti di architettura, nature morte e saggi di fotografia documentaristica. All’interno di questo mosaico visivo, alcuni capolavori dell’arte fotografica si affiancano a immagini inedite, mai pubblicate prima d’ora. Le riviste del gruppo Condé Nast compongono, nel corso dei decenni, un immaginario che rispecchia le ambizioni dell’“uomo per bene” in un’interpretazione riveduta e corretta. Così scopriamo una versione della storia attraverso gli occhi dei lettori e delle lettrici che ammiravano le arabesque delle ballerine dei Balletti russi, si infiltravano nella Café Society newyorkese e nei circoli intellettuali parigini degli anni ruggenti, si lasciavano trasportare dal vento della libertà nella Swinging London o sfioravano i palcoscenici dell’età d’oro di Hollywood. Queste riviste rivelano lo spirito del tempo catalizzando le estetiche del momento, da quelle più all’avanguardia a quelle semplicemente “in voga”. Tuttavia, lo specchio offerto al lettore non si limita a tradurre la realtà, ma va ben oltre, con una potenza tale da deformare la realtà stessa. Si comprende allora che la fotografia non è un semplice processo di riproduzione del reale, ma un oggetto magico che cattura, esprime e trasforma il reale. Chronorama è la storia di questa istantanea e di questa trasformazione.

© Condé Nast. Installation view, CHRONORAMA. Photographic Treasures of the 20th Century at Palazzo Grassi, Pinault Collection, 2023. Ph. Marco Cappelletti © Palazzo Grassi

A spezzare il ritmo delle fotografie creando una forte contaminazione visiva, sono state brillantemente inserite nel percorso espositivo delle installazioni site-specific create da giovani artisti chiamati a interpretare in chiave contemporanea l’estetica della mostra. Chronorama Redux attraverso i lavori di quattro artisti quali Tarrah Krajnak, Erik N. Mack, Giulia Andreani e Daniel Spivakov vuole rinnovare lo sguardo, esplorare il rapporto con il tempo e le immagini, trasmettendo testimonianze del passato in modo completamente nuovo. Questi principi sono le fondamenta della Pinault Collection.

 

Immagine in evidenza: © Condé Nast. Installation view, CHRONORAMA. Photographic Treasures of the 20th Century at Palazzo Grassi, Pinault Collection, 2023. Ph. Marco Cappelletti © Palazzo Grassi

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