Michael Mann

di Cesare Stradaioli
  • giovedì, 31 agosto 2023

Uno degli autori più ricchi di idee e meno prolifici della storia del cinema torna alla regia dopo ben otto anni dal precedente lavoro, portando sulla scena un personaggio reale oltre che iconico come pochi altri. La presentazione di Ferrari non poteva che tenersi in Italia, a Venezia, luogo familiare al regista americano che qui, nel 2012, presiedette la Giuria di Venezia 69. Riguardo alla curiosamente breve lista di film da lui diretti, si può osservare che, includendo il biopic sul patron della casa di Maranello, sono solo 12 i film realizzati da Mann in 42 anni, davvero pochi ma quasi tutti profondamente caratterizzanti il profilo di un autore che si è formato in Gran Bretagna, per poi tornare negli Usa e lì iniziare a lavorare su una nutrita serie di corti e documentari, partecipando inoltre alla sceneggiatura di alcune serie tv tra le più famose dell’epoca, da Starsky & Hutch a Miami Vice.
Regista dalle cifre diseguali, in grado di costruire scenari e narrazioni in epoche molto diverse fra loro (basti mettere in fila L’ultimo dei Mohicani, Nemico Pubblico e La Fortezza, o anche il più recente Blackhat, che si colloca quasi fuori dalla contemporaneità tanto è immaginifico e futurista), Mann porta però sempre ben salda con sé l’influenza di un genere che in America e in Francia viene chiamato polar, quell’insieme di tratti cupi e introspettivi tipici dei noir che vede spesso come protagonisti uomini delle forze dell’ordine posti di fronte a eventi catartici che mutano la loro esistenza.
Michael Mann è anzitutto un creatore di personaggi. Quando uscì Il silenzio degli innocenti qualcuno ricordò che l’antropofago e geniale dottor Lecter era già comparso, con un nome leggermente diverso, in Manhunter, di cinque anni prima. Lo stesso personaggio interpretato da Al Pacino in Heat è lo sviluppo di un suo precedente lavoro televisivo. In altri suoi film troviamo figure immerse in un romanticismo esasperato, ad altissimo tasso di virilità distruttiva o indirizzate verso strade senza uscita, in un continuo alternarsi di rapporti di coppia che a un certo, inevitabile, punto si disgregano: ma sono veri e propri rapporti di coppia anche quelli del formidabile duo Al Pacino/Robert De Niro in Heat e del crudelissimo Tom Cruise e Jamie Foxx che giocano al gatto con il topo in Collateral.
Michael Mann è anche un regista capace di coniugare vorticose azioni di gruppo a momenti di sospensione e di evocative deviazioni, come quella del cerbiatto che attraversa la strada notturna in Collateral o dell’altrettanto strepitosa stretta di mano al poliziotto inventata al momento da Will Smith in Alì, appena uscito dall’aula che condannava The Greatest a cinque anni di nulla, il tutto mescolando luci e ombre, primi piani e squarci urbani desolati o asfissiati dalla presenza umana.

FERRARI

FERRARI

È l’estate del 1957. Dietro lo spettacolo della Formula 1, l’ex pilota Enzo Ferrari è in crisi. Il fallimento incombe sull’azienda che lui e sua moglie Laura hanno costruito da zero, dieci anni prima. Il loro matrimonio si incrina con la perdita del loro unico figlio, ...

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Michael’s five
Heat
(1995)

Pacino e De Niro per la prima volta faccia a faccia in un guardie e ladri con la più geometrica sparatoria mai vista. Finale dolceamaro, va male quasi per tutti.

The Insider
(1999)

La ricerca della verità sconvolge le vite. Porte che si aprono e si chiudono in continuazione, con Christopher Plummer a illuminare la scena.

Alì
(2001)

Splendido film biografico e sportivo su quanto costino le scelte politiche. «Nessun Vietcong mi ha mai chiamato negro»: può bastare anche questo.

Collateral
(2004)

Tom Cruise nella parte di un killer spietato e sorridente. Allucinata corsa a tappe in una Los Angeles noir in tutti i sensi, dove si muore soli.

Blackhat
(2015)

Un vortice di spie e sentimenti fra galere, pc hackerati e lo skyline di Hong Kong: affannoso e veloce, definito il miglior film finora girato sui cybercrime.

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