Shinya Tsukamoto

di Andrea Zennaro
  • martedì, 5 settembre 2023

La carne, il delirio, l’erotismo, la violenza ritornano come una costante nella filmografia di questo visionario autore che rielabora l’ansia e le nevrosi dei tempi moderni trasformandoli in un vortice sensoriale per lo sguardo.
I rapporti umani sono sempre conflittuali ed estremizzati: in A Snake of June del 2002 il sesso liberatorio tra una coppia in crisi arriva dopo un percorso travagliato fatto di voyeurismo, ricatti e violenza. Alle opere più di genere come Hiruko the Goblin e i due seguiti di Tetsuo, che sono film dell’orrore più convenzionali, si affiancano lavori molto elaborati che scavano nella psiche umana.
Nel mediometraggio Haze – Il muro del 2005 Tsukamoto, anche protagonista, si ritrova intrappolato in un luogo angusto, un labirinto mentale senza via d’uscita, mentre in Kotoko del 2011 una madre malata che vede le persone sdoppiarsi deve combattere per salvare il suo bambino. Il cinema allucinato e disturbato del regista nipponico Shinya Tsukamoto continua a evolversi in una perenne mutazione che è sia cifra stilistica sia chiave di lettura per lo spettatore: già nei suoi cortometraggi, come The Phantom of Regular Size del 1986, e nel mediometraggio Le avventure del ragazzo del palo elettrico del 1986 sono presenti tutti quegli elementi che esploderanno nel suo primo lungometraggio Tetsuo del 1989.
L’orrore della guerra nel suo film del 2014 Fires on the Plain (Nobi) visto attraverso gli occhi del protagonista e la riluttanza a combattere di un samurai del XIX secolo, obiettore di coscienza in Killing (Zan) del 2018, sono tra gli ultimi temi affrontati dal regista con il suo solito stile eccentrico.

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